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sabato 5 aprile 2014

Immagini dal Rose Bowl



1902: Michigan 49, Stanford 0
Il Rose Bowl fu così sbilanciato a favore della Michigan di Yost che al capitano di Stanford fu concessa la possibilità di terminare il gioco a poco meno di metà del quarto quarto.


1925: Notre Dame 27, Stanford 10
Il primo Rose Bowl di Notre Dame, allenata dal coach irlandese Knute Rockne e con in campo per l'ultima volta della loro carriera universitaria i Four Horsemen (Jim Crowley, Elmer Layden, Don Miller e Harry Stuhldreher). Fu anche il primo di cui una foto fu trasmessa via cavo.


1926: Alabama 20, Washington 19
Alabama mise a segno tre touchdown in meno di sette minuti nel secondo tempo stordendo Washington, vincendo il Rose Bowl e rivoluzionando la geografia delle potenze del college football. Fu la prima vittoria di una squadra del sud e fu anche il primo titolo dei Tide.


1929: Georgia Tech 8, California 7
La partita del famigerato Wrong-Way Run: Roy Riegels di California recuperò un fumble e lo riportò per 65 yard ma nella direzione sbagliata, fermato da un disperato compagno di squadra sulla linea della yarda. Tech bloccò il punt tentato pochi giochi più tardi, segnando una safety decisiva.


1941: Stanford 21, Nebraska 13
Una delle gare più famose della storia del Rose Bowl, dopo Nebraska tenne lontano Stanford dalla segnatura per quattro giochi consecutivi sulla linea della yarda, i Cornhuskers giocarono un punt per allontanare la sfera dalla loro endzone, Stanford (che presentò per la prima volta la T-formation) ritornò il punt in touchdown e vinse la gara.


1942: Oregon State 20, Duke 16
La gara, per questioni di sicurezza nazionale dopo l'attacco a Pearl Harvor di 25 giorni prima, fu spostato al campus di Duke. Ci vollero due settimane ai giocatori di Oregon State per raggiungere il luogo della gara in treno, ma la vittoria valse la fatica dell'impresa.


1956: Michigan State 17, UCLA 14
Il 1956 Rose Bowl fu quello con la percentuale di ascolti più alta. Un mese prima, Rosa Parks diede il via al boicottaggio degli autobus di Montgomery, UCLA e Michigan State erano in realtà due squadre già integrate con un totale di 13 afroamericani in rosa. Il coach degli Spartans Duffy Daugherty riuscì a portare la squadra in raggio da FG, il resto lo fece il kicker Dave Kaiser, scarto di Notre Dame.


1963: USC 42, Wisconsin 38
La prima volta che i college numero 1 e 2 del ranking nazionale, si trovarono a giocare in una gara di post season, non delusero . Wisconsin segnò 23 punti senza risposta nel quarto quarto, ma non riuscì a completare la rimonta in una partita che segnò 11 record del Rose Bowl.


1966: UCLA 14, Michigan State 12
UCLA distrusse i sogni di gloria dei favoriti (e #1) Spartans con due touchdown su corsa nel secondo quarto del sophomore QB Gary Beban. Gli Spartans quasi la raddrizzarono, ma sbagliarono entrambe le conversioni da due, compresa la drammatica seconda sul 14-12 in cui Bob Stiles fermò Bob Apisa un piede dalla end zone e poi svenne.


1980: USC 17 , Ohio State 16
L' Heisman Trophy Charles White corse il record del Rose Bowl (247 yards) e segnò il touchdown della vittoria con poco più di un minuto sul cronometro. USC concluse la stagione #2 dietro Alabama a causa di un pareggio con Stanford ad inizio stagione in una partita che conduceva 21-0.


1988 USC 17 , Michigan State 20
Rivincita della gara di inizio stagione vinta dagli Spartans, sul 17-17, Michigan State segnò un field goal con John Langeloh con 4 minuti da giocare, dopo essersi salvati grazie ad un lancio al cardiopalmo di Bobby McAllister ad Andre Rison. Il QB dei Trojans Rodney Peete portò USC sulle 29 yard con 2 minuti da giocare, ma provocò un fumble al successivo snap, che gli Spartans ricoprirono.



1997: Ohio State 20, Arizona State 17
Mentre le telecamere inquadrano Jake "The Snake" Plummer che aveva portato ASU sul 17-13, Joe Germaine, nato e cresciuto a Mesa, fuori dai cancelli del campus di ASU, guida incredibilmente i suoi al 20-17 con un ultimo lancio sul freshman David Boston a 19 secondi dal termina, il "Germaine Miracle".



2005: Texas 38, Michigan 37
La gara che fa conoscere al mondo Vince Young, che mette assieme 372 yard e cinque segnature per rimettere in corsa i Longhorns dopo essere stati sotto di 10 punti nel quarto quarto. Dusty Mangum calcia a tempo scaduto il FG della vittoria nella prima partecipazione di Texas.


2006: Texas 41, USC 38
Una delle più grandi partite di college football con Texas che negò ad USC suo terzo titolo nazionale consecutivo nazionale. Texas fermò i Trojans su un 4&2 con 2:09 sul cronometro. Young guidò i Longhorns nel drive decisivo scramblando in TD a 19 secondi dalla fine su un 4&5 e riportando il titolo nazionale a Texas trentasei anni dopo quello del 1970 .

mercoledì 25 dicembre 2013

Piove sul Rose Bowl

Il primo gennaio è pur sempre pieno inverno, anche nel sud della California, tuttavia è raro che da quelle parti piova incessantemente per tre giorni. Era quello invece il tempo che aveva imperversato su Pasadena negli ultimi giorni del 1933, trasformando il Rose Bowl in una specie di acquitrino.
Ed il primo gennaio era in programma la ventesima edizione proprio del Rose Bowl.
Non era epoca di rank, di BCS e di altri affari cinesi complicati da calcoli matematici fatti da grossi elaboratori. Si trattava di organizzatori e di inviti, e gli organizzatori non avevano avuto molti dubbi su chi invitare per la costa ovest: Stanford.
C'è da fare una piccola premessa: nella precedente stagione 1932, il "Thundering Herd " degli USC Trojans, guidati da Howard Jones, aveva sconfitto Stanford 13-0 nella sua marcia verso il secondo titolo nazionale consecutivo e la vittoria nel Rose Bowl del 1933. Il QB Frank Alustiza, dopo la sconfitta, aveva dichiarato
“They Will never do that to our team. We will never lose to the Trojans.”
Ed a ruota un suo compagno aveva calato il carico, dimostrando quanto la scaramanzia non fosse un problema statunitense “Let’s make that a vow.” La stampa diede risalto a questo voto, ma fu presto dimenticato con il passare dei mesi fino all'autunno 1933 quando di fronte a USC, Stanford compì il capolavoro della stagione.
L'11 novembre a Los Angeles, USC (6-0-1) venne sconfitta dagli allora Indians (5-1-1) con il punteggio di 13-7, subendo il primo stop dopo 27 partite, e di fatto consegnando il titolo PCC a Stanford, fu così che tornò in mente a tutti il voto di dodici mesi prima e la classe del '36 di Stanford divenne i "Vow Boys".
Columbia 1933
E per la costa est, chi invitare?
Princeton aveva concluso la stagione immacolata 9-0 massacrando gli avversari e lasciando a zero tutte le prime sette scuole affrontate quell'anno. La stagione eccezionale però non cambiò le carte in tavola nella politica della blasonata scuola: niente post season.
Gli organizzatori snobbavano frequentemente squadre dei laghi e del sud, Michigan guidata da Kipke, oppure Ohio State. Alla fine si decise per Columbia, giunta al termine della stagione con una sola sconfitta per mano proprio di Princeton. Per i Lions si trattava del primo Bowl della loro storia, e le previsioni erano particolarmente funeste non solo per il meteo ma anche per il risultato: Stanford era nettamente favorita sulla compagine di Lou Little.
Nei tre giorni prima della partita, piogge torrenziali inondarono il campo di gioco. In una intervista-amarcord al NY Times nel 1981, Cliff Montgomery, capitano della squadra di Columbia, ricordò
"When we arrived the day before the game [after traveling from New York by train], the Rose Bowl looked like a lake"
I vigili del fuoco di Pasadena intervennero con delle pompe idrauliche per portare tutta quell'acqua fuori dallo stadio, ma il giorno della gara, oltre ad essere anch'esso piovoso, e quindi insolito per la tiepida Southern California, mostrò spalti semivuoti, con una affluenza attorno alle 35.000 persone che fu la più bassa della storia del Rose Bowl, ma soprattutto un campo fangoso che rese il gioco difficile tanto da lasciare le squadre senza segnature per tutto il primo quarto e buona parte del secondo.

A quel punto, con la palla sulle 17 yards di Stanford, Cliff Montgomery, QB oltre che capitano ospite, realizzò un trick chiamato KF-79: una finta di hand-off su Ed Brominski eseguita dopo la malandrina consegna della palla con una rotazione del corpo ad Al Barabas. Gli Indians puntarono Montgomery e Brominski fallendo la lettura della giocata e potendo solo guardare Barabas aggirare la difesa e concludere in touchdown. Il "Vow Boys" Bobby Grayson (152 yards su 28 portate, più di tutta Columbia messa assieme), l'end Monk Moscript, il lineman Bob Reynolds e gli altri grandi giocatori di Stanford, in quel pantano, non riuscirono a ribaltare la gara, rimediando otto sanguinosissimi fumble, scontrandosi con una granitica goal line defense, ed uscendone infine sconfitti 7-0 in quello che è considerato il più sorprendente risultato nella storia del Rose Bowl.
La vittoria inoltre ha cementato la reputazione di Lou Little alla Columbia come il più grande allenatore dei Lions e la vittoria del Rose del 1934 resta la più grande prestazione nella storia della squadra di football dell'università newyorkese.

martedì 17 settembre 2013

Il Rose Bowl del 1922



"All I know about Washington and Jefferson is that they're both dead."


Questa affermazione del giornalista Jack James del San Francisco Examiner era il bizzarro prologo al Rose Bowl del 1922, l'ultimo svoltosi al Tournament Park, e di conseguenza l'ultimo ad avere come nome ufficiale Tournament East-West Football Game.
Washington and Jefferson è tuttora un piccolissimo college della contea di Washington, Pennsylvania, che all'epoca contava 450 studenti, ma che miracolosamente allenata da Greasy Neale, era giunta al termine della stagione regolare con un netto 10-0 che la issavano sul gradino più alto tra le formazioni dell'est degli States. Neale era un eclettico allenatore che non aveva sfigurato né come giocatore di baseball (Cincinnati Reds e per pochissimo Philadelphia Phillies) né tanto meno come giocatore di football nella Ohio League con varie squadre; smesse le braghe, si era messo ad allenare le squadre di college: Muskingum, West Virginia Wesleyan, Marietta, ottenendo con quest'ultima una stagione da 7-1 nel 1920.
La felice parentesi di Marietta lo portò sulla sideline di W&J dove, nella sua prima stagione applicò alcune felici prassi soprattutto a livello di recruiting, assemblando una squadra solida in difesa, tanto da completare un exploit mica da ridere battendo Pitt, Detroit e Syracuse. Il 7-0 su Pitt era stato così sentito che per celebrarlo erano state annullate le lezioni per un giorno ed accesi falò di festa, seguiti addirittura da alcuni "inspirational speech" davanti al tribunale della contea di Washington. Nella stagione in cui aveva esordito la diretta radiofonica di una partita di football proprio tra due rivali di W&J (West Virginia e Pitt), obtorto collo gli organizzatori del Rose Bowl, come loro tradizione, chiamarono i Prexies a giocare la gara contro la migliore dell'Ovest, la University of California di Berkeley guidata da Andy Smith che aveva concluso la stagione 9-0 battendo Washington State, Stanford, Washington e Oregon. A Washington arrivò un telegramma che recitava:
"The directors of the Tournament of Roses Association have unanimously resolved that the artistic and educational pageant of New Year's Day, January 2, 1922 shall be followed by a football game between the best teams of the East and the West, and by like vote have determined to issue an invitation to Washington and Jefferson College to send its eleven as the Eastern representative."
I vostri undici. era una formula usata per indicare l'intera squadra, tuttavia la trasferta in California presentava non poche problematiche logistiche per il piccolissimo istituto, che si potè permettere di mandare a tutti gli effetti veramente solo venti uomini a Pasadena.
Il lunghissimo viaggio in treno di 4.000 chilometri, che i giocatori si pagarono da soli (Robert "Mother" Murphy ipotecò la casa per pagarselo) a quell'epoca non era una passeggiata fatta su comodi convogli superveloci: coach Greasy Neale pretese di continuare ad allenare anche durante il viaggio, ne conseguì che Lee Spillers si prese una polmonite e non potè continuare il viaggio, ricoverato all'ospedale di Kansas City. E. Lee, North racconta in Battling the Indians, Panthers, and Nittany Lions: The Story of Washington & Jefferson College's First Century of Football, come in realtà sul treno ci fosse un uomo in più della squadra che viaggiava abusivamente e che venne allo scoperto all'insorgere della malattia del compagno.
Tutto questo dava adito alle previsioni degli analisti, per cui la gara veniva data vinta dai Golden Bears con scarto tra i 14 ed i 21 punti.
Gli ultimi due allenamenti effettuati da W&J il giorno di capodanno si incentrarono su quello che oggi viene chiamato special team: disturbo o blocco di kick e punt e dei rispettivi ritorni.

Poi si fece il 2 gennaio 1922.
Loro non lo sapevano, ma Herb Kopf e Carl Konvolinka come end, il capitano Russ Stein e Chet Widerquist (tackle), Ralph Vince e Ray Neal (guardie), Al Crook (centro), Charlie "Pruner" West (quarterback) al posto dell'infortunato Ray McLaughlin, Hal "Swede" Erickson e Wayne Brenkert (halfback) e Joe Basista (fullback) scesero in campo e vi rimasero tutti ed undici per tutta la gara. Gli ultimi undici ironman nella storia del Rose Bowl.
Charlie West fu il primo quarterback afroamericano a scendere in campo in un Rose Bowl. Hal Erickson invece era al suo secondo Rose Bowl, avendo giocato per Great Lakes nella gara del 1919 dove aveva sconfitto i Mare Island Marines, buon auspicio?
Può darsi, ma certo di buon auspicio non fu la crew arbitrale che annullò un TD ai Prexies per un offside del capitano Stein che avrebbe portato allo sblocco del risultato nel primo tempo, per il resto della gara, in un campo fortemente allentato dalle piogge che avevano imperversato nella California durante i giorni precedenti, le difese ebbero la meglio sugli attacchi, si susseguirono i punt e la tenace linea di W&J tenne lontano dalla segnatura Cal, che schierò anche un non certo brillante Harold "Brick" Muller, passatore medaglia di bronzo nel salto in alto ad Anversa nel 1920 che mise assieme solo due lanci, di cui uno finito in un fumble. Le lancette scorsero, inesorabili per Cal, fino alla fine.

California 0 Washington & Jefferson 0

L'ultimo e unico pareggio senza punti a tabellone nella storia del bowl. Stein fu votato miglior giocatore della gara e il piccolo college della Pennsylvania, con una improbabile e gagliarda prestazione, mise la museruola agli orsi californiani.
Washington & Jefferson, con quella stagione imbattuta, secondo l'Official NCAA Division I Football Records Book, si può considerare Campione del 1921 al pari di altre squadre come Cal, Cornell e Lafayette, tuttavia questo titolo non compare negli annali della scuola, forse per modestia, forse perchè per anni il football non ha rappresentato il fiore all'occhiello di un college che ha ripreso il programma solo nei primi anni '80 dopo averlo cancellato per diversi decenni.
Rimane ovviamente quella sorniona soddisfazione di essere stati un piccolo Davide che ha fermato il grande Golia.

sabato 4 maggio 2013

The game that changed the south


Era il primo gennaio del 1926, era il dodicesimo Rose Bowl della storia. Gli Huskies campioni PCC aspettavano di scendere in campo per mettere le mani, finalmente, sul loro primo Rose Bowl come pronosticato dalla stampa dopo una stagione con dieci vittorie ed un pareggio con Nebraska

La Tulane University, campione della Southern Conference in coabitazione con Alabama, il 4 dicembre precedente aveva spedito coach Shaughnessy a conferire con il direttore atletico di Oregon Jack Benefiel i dettagli della partecipazione, l’allenatore pareva essere uscito soddisfatto dalla riunione, pur rimarcando che era il rettore a dover autorizzare la trasferta in California per sfidare i grandi favoriti della costa ovest. Secondo quanto riportato poi in “The Wow Boys: A Coach, a Team, and a Turning Point in College Football” di Johnson, fu proprio l’amministrazione del college a declinare l’invito considerando i propri ragazzi troppo “small” per competere con gli universitari di Seattle.

L’attenzione si era quindi spostata un po’ a sorpresa sull’altro emergente college del South, ovvero i co-campioni di Alabama, portati ad una ottima stagione da coach Wallace Wade al terzo anno a Tuscaloosa: solo Birminghiam Southern era riuscita a segnare un TD ai cremisi. Si trattava del primo bowl a cui Alabama partecipava da quando esisteva il suo programma sportivo, degno coronamento della stagione regolare chiusasi con nove vittorie su nove gare.

Il Bowl, all’epoca l’unico nel panorama del college football, era per la prima volta trasmesso con telecronaca diretta radiofonica di Charles Paddock, l’America guardava a Pasadena, dove allo stadio si assiepavano 55.000 spettatori. E lo spettacolo ripagò ampiamente i radioascoltatori e soprattutto i presenti, tanto da diventare, nell’immaginario comune, uno dei match più belli oltre che essere un punto di svolta nella storia degli equilibri di questo sport.

Ma la gara non presagiva tutto questo, soprattutto nei primi minuti. All’intervallo lungo, gli Huskies guidavano 12-0 grazie ad una maiuscola prestazione del runningback George Wilson con 174 yard di corsa, e cinque passaggi per 77 yard sulle  trecento di squadra, che avevano portato ad un TD per tempo, macchiati solo dalle due trasformazioni fallite dal receiver/kicker George Guttormsen.

Onestamente, ad Alabama serviva una specie di miracolo per raddrizzare una gara che aveva un’inerzia decisamente a loro sfavore. Fu l’infortunio di Wilson che lo tenne fuori la miseria di 22 minuti (di cui tutto il terzo quarto), a riaccendere i Crimson Tide, capaci in quei pochi giri di lancetta di segnare tutti i venti punti del loro Rose Bowl. Pooley Hubert diede i primi sei punti con una corsa dalla linea della iarda, il seguente calcio di Bill Buckler portò Alabama al -5 (12-7), dopo aver forzato gli Huskies al punt, Grant Gillis lanciò Johnny Mack Brown sulle 25 di Washington con il nulla davanti eccetto un avversario che il ricevitore di Alabama eluse per il 13-12 arrotondato da un nuovo calcio di Buckler. Il momento d’oro di Alabama si chiuse con un fumble sulle 30 degli Huskies, Hubert lanciò 27 yard di passaggio a Mack Brown che si fece gli ultimi tre passi attorniato dagli avversari ma superando la goal line, Buckler fallì la trasformazione che volle dire 20-12, e gli ultimi minuti di sofferenza per la squadra di Wade che si ritrovava di nuovo contro  Wilson, tornato in campo per gli ultimi minuti. Guttormsen si fece perdonare in parte i kick falliti nella prima metà di gara prendendo il passaggio di Wilson e riportando Washington a -2, la trasformazione affidata al piede di Cook dimezzò lo svantaggio ma gli Huskies non riuscirono ad andare oltre, fermandosi ad un’incollatura dal loro primo trofeo, che riuscirono a vincere solo trentaquattro anni dopo, nel 1960 contro Wisconsin.

La Alabama di Wallace Wade, con quella vittoria thrilling su Washington, iniziò quella che viene conosciuta come "Age of Dixie" dove le squadre del Sud (Tulane, Alabama, Georgia Tech) che disputeranno sette Rose Bowl vincendone tre e pareggiandone uno, giungendo ad avere cinque squadre campioni nazionali. Oltre a far erompere alabama nell’olimpo del college football, il match è da tutti ricordato come "the game that changed the south" perchè da questo momento, la suddivisione della rivalità non sarà più bipolare tra est e ovest, ma troverà nel sud degli Stati Uniti una terza area di competizione che guadagnerà rapidamente importanza, guidata da quella stessa Alabama che dopo il Rose Bowl del 1926 rivincerà il titolo nazionale altre quattordici volte.

giovedì 4 aprile 2013

Il Rose Bowl

Il Rose Bowl come soprannome ha “The Granddaddy of Them All” ed a ben vedere data la sua storia ultracentenaria che ne determina il grande prestigio. Il primo kick off infatti fu addirittura nel 1902 quando fu organizzata una gara di football nell’ambito della Rose Parade, per aiutare economicamente l’organizzazione della parata, ed il suo primo nome non fu particolarmente fantasioso: “Tournament East-West football game”, il primo di gennaio, avviando così la tradizione dei bowl nel giorno di capodanno. In quel primo bowl, giocato come i successivi fino al 1923 al Tournament Park di Pasadena, fu Michigan, guidata da Fielding H. Yost, a letteralmente massacrare Stanford 49-0 in tre quarti, dopodiché quest’ultima abbandonò la gara. Michigan chiuse la stagione imbattuta 11-0 e fu considerata campione nazionale.

Senza troppo indagare sulle motivazioni, la gara fu messa in ghiaccio per un quindicina di anni, sostituita da svariate manifestazioni come corse dei carri, ma tornò al suo posto per il primo di gennaio del 1916, quando lo State College of Washington (attualmente Washington State University) sconfisse la Brown University per 14-0. Il Bowl crebbe di interesse fino all’inizio degli anni ’20 quando il Tournament Park, nella zona del campus di California Tech, venne abbandonato per un nuovo impianto, costruito ad hoc e per questo chiamato proprio Rose Bowl. La capacità di pubblico del nuovo impianto variò diverse volte dalla sua costruzione terminata nel1922, tuttavia esso rimase l’impianto più grande degli Sati Uniti sino agli ultimi anni del XX secolo quando la capacità fu ridotta dai precedenti 104 mila e passa spettatori ad una cifra a cavallo dei 94.000, attualmente una nuova riconfigurazione lo ha portato a circa 92.500 posti, il settimo impianto più grande degli USA e l’unico impianto attualmente non utilizzato dalla NFL ad ospitare uno dei principali Bowl del college football. Ma chi veniva invitato a questo Bowl diventato così interessante per essere seguito dagli appassionati di questo sport? La prima squadra fino al 1946 era una della Pacific Coast Conference (PCC, antesignana della moderna Pacific-12 Conference) contro una squadra della costa est degli USA. Questo diede modo alla gara di far spesso incontrare squadre, coach e filosofie diverse ed a loro modo importanti, come la gara del 1925 tra i Four Horsemen di Notre Dame e la Stanford di Pop Warner o quello del 1940 tra i Trojans di Howard Jones e la Tennessee di Bob Neyland. Il periodo più buio della seconda guerra mondiale, successivo all’attacco giapponese di Pearl Harbor dell’8 dicembre del 1941mise in guardia l’intelligence americana anche riguardo la Rose Parade, con il suo milione di avventori, ed il Rose Bowl, che avrebbe concentrato quasi centomila persone in un’area ridotta come un campo da football. L’iniziale cancellazione della gara fu scongiurata dall’invito della Duke University alla Oregon State presso Durham, North Carolina. I Castori attraversarono l’America per vincere il loro primo e per ora unico Rose Bowl 20-16. 

Anche la lunga e sanguinosa seconda guerra mondiale finì e sebbene il football non si fosse mai fermato, ma semplicemente limitato a causa dei problemi nel muoversi e della mancanza di tanti giocatori impegnati al fronte, la stagione 1946 si può definire come la prima vera stagione postbellica, in cui iniziarono a giocarsi regolarmente i Rose Bowl tra la vincente della PCC e quella della Big Nine, le due conference si trovarono in sintonia anche nel trattare i propri ragazzi come amatori e non come semiprofessionisti (proposta proveniente dalle università del sud degli Stati Uniti), in più iniziò una fase di desegregazione dei ragazzi afroamericani che in altre parti del paese sarebbe arrivata con colpevole ritardo: la Southeastern Conference non ebbe atleti afroamericani in nessuna delle sue scuole fino al 1966. Il Cotton Bowl, l’Orange Bowl, ed il Sugar Bowl non accettarono atleti afroamericani rispettivamente fino al 1948, 1955 e 1956. La PCC si dissolse nel 1958 a causa di uno scandalo legato al pagamento degli atleti che solo pochi anni prima la conference si fregiava di ritenere amatori in tutte per tutto, il Rose Bowl rimase quindi orfano di uno dei due canali da cui attingere le squadre partecipanti, per la stagione 1959 invitò Washington, primo college campione della neonata Athletic Association of Western Universities (AAWU), come avversario di Wisconsin nel Rose Bowl del 1960. The Big Ten autorizzò ad accettare qualsiasi invito da parte degli organizzatori del Rose Bowl a loro discrezione, per testimoniare quanto fosse giá ritenuto prestigioso questo match. La AAWU siglò poi un accordo con il Rose Bowl che rimase in essere dalla gara del primo gennaio 1961 sino al l’avvento del BCS nel 1998. AAWU crebbe come Conference divenendo ufficialmente “Pacific-8″ nel 1968 (prima il termine era usato informalmente ed era legato semplicemente al numero di squadre presenti), e successivamente “Pacific-10″ con l’arrivo di Arizona e Arizona State nel 1978, la Big Ten Conference (che nei primi anni non aveva un accordo ufficiale con l’organizzazione, come testimoniato dal rifiuto di giocare la gara del 1962 da Ohio State senza incappare in penali) non ha mutato il proprio nome per tutto il periodo che ha separato il Bowl dall’arrivo del BCS. Entrambe le conference obbedivano peraltro ad una sorta di regola detta “no repeat” che prevedeva la non riproposizione dell’invito per due Nni consecutivi alla medesima squadra, a meno che questa non fosse campione della conference, la Big Ten ha abolito questa regola nel 1972. Altra regola che venne a cadere durante gli anni ’70 fu quella che impediva alle squadre partecipanti di giocare un qualsiasi altro Bowl della medesima post-season. Nel 1998, nel tentativo di ordinare l’intricatissimo e gelosamente custodito (dis)ordine del college football, fu creata la Bowl Championship Series, e questo per il Rose Bowl significò il dover dividere con gli altri tre Bowl della BCS i contendenti, cercando in tutti i modi di mantenere comunque il formato che prevedeva la presenza di una squadra della Pac-10 (attualmente Pac-12 con l’arrivo di Utah e Colorado nel 2011) ed una della Big Ten. In due occasioni, il Bowl valse come BCS championship game: nel 2002 si affrontarono la #1 Miami (Big East Conference) e #2 Nebraska (Big 12 Conference) con una polemica molto accesa sulla decisione di invitare quest’ultima piuttosto che Oregon, il che volle dire la mancata presenza di una squadra della costa ovest da quando esisteva il Bowl, e la prima volta dal 1946 in cui non si sarebbero fronteggiate Pac-10 e Big Ten. Nel 2006 fu il fenomenale Longhorns-Trojans 41-38 a rompere la consuetudine Pac-10 vs. Big Ten, ma questo cambio valse il maggior ascolto televisivo per una gara di college football da vent’anni. in altre due occasioni il Bowl fu rimaneggiato dal format consueto: nel 2003 gli organizzatori non poterono invitare Ohio State, impegnata nel Fiesta Bowl per il titolo nazionale, e nemmeno Iowa precedentemente selezionata per l’Orange Bowl, fu così che a Pasadena scese per la prima volta Oklahoma, contro Washington State. Nel 2005 scese in campo Texas (Big 12) preferita a California, ed il Rose Bowl rimase per la seconda volta orfano di una squadra della Pac-10. USC è il college più presente al Rose Bowl con 33 gare, seguono Michigan (20), Washington (14), Ohio State (14). Alabama, 4-1-1 di record al Rose Bowl, è la squadra non Pac-12 o Big Ten più presente. USC è anche quella che detiene in maggior numero di vittorie (24), seguita da Michigan (8), Washington (7) e Ohio State (7). I coach Howard Jones (5-0) e John Robinson (4-0) guidano la lista dei coach imbattuti alla gara della rosa, che nonostante il suo secolo abbondante, restituisce ancora un fascino difficilmente eguagliabile, quando lo stadio viene inondato dal sole della California nel tardo pomeriggio di ogni Capodanno.